Coltivare lo zafferano, metodi e consigli

Quando si decide di intraprendere la coltivazione dei bulbi di zafferano bisogna essere preparati soprattutto ad una cosa: allo stupore meraviglioso di vedere i meravigliosi fiori germogliare nei mesi autunnali!

La latitudine a cui è sottoposta gran parte dell’Italia, in particolare quella centro meridionale, è decisamente adatta all’impianto e allo sviluppo dello zafferano; al pari di paesi come la Turchia, la Spagna, la Grecia o l’India nel nostro paese è da diverso tempo che si è sviluppata la coltivazione dello zafferano sia per usi propri che per commercializzarne la produzione.

Molti sono attratti dall’idea che il costo dello zafferano essendo molto alto risulta un affare di sicuro successo ma spesso si dimentica che tale costo ha una motivazione che è essenzialmente nel grande lavoro manuale a cui si deve sottoporre per essere coltivato adeguatamente.

In effetti non risulta un fiore che necessita di cure particolari una volta immesso a dimora ma richiede della manodopera importante sia nella separazione degli stimmi dal fiore che nel successivo espianto dei bulbi che si riproducono nel terreno.

Già, perché la parte notevolmente interessante è proprio questa: l’investimento che si affronta inizialmente nell’acquisto dei singoli bulbi, mediamente un costo che si aggira tra i 30 e i 60 centesimi, viene azzerato negli anni successivi in quanto, a patto che si sia fatto un lavoro ad opera d’arte, lo zafferano si autoriproduce generando nuovi bulbi che saranno espiantati dal terreno e rimessi a dimora.

L’espianto avviene durante i mesi estivi, a partire da giugno ed è un’operazione delicata da fare completamente a mano per evitare il rischio di rovinare i bulbi con mezzi meccanici; una volta che il bulbo viene raccolto va mantenuto in un luogo asciutto e senza luce per poter poi essere di nuovo impiantato a fine estate.

E’ molto importante decidere anticipatamente se le colture avvengo con ciclo annuale o poliannuale poiché ciò fa un’enorme differenza per ciò che concerne la lavorazione del terreno.

In una coltura annuale va da se che i bulbi cambiano terreno e ciò porta un beneficio dal punto di vista sia della manutenzione del terreno (evita di preoccuparsi troppo delle piante infestanti) sia per quanto riguarda il rischio delle malattie, ma implica un enorme lavoro di impianto ed espianto dei bulbi.

Nella coltura poliennale si risparmia notevole tempo per le ultime attività sopradescritte ma si rischia qualcosa in più riguardo le malattie e la cura dalle erbe infestanti.

Nella preparazione del terreno per la messa a dimora è essenziale prevedere che dove si impiantano i bulbi non si creino ristagni d’acqua dannosissimi, non è infatti affatto sconsigliato il terreno in pendenza perché agevola lo scolo delle acque piovane.

I bulbi vanno messi ad una distanza di 10/12 cm con relativa distanza tra le file di circa 20 cm, tali misurazioni possono avere piccole variazioni a seconda se si tratti di coltura annuale o poliennale.

Il terreno deve avere quindi un buon drenaggio e l’acqua è necessaria soprattutto in primavera e alla prima fioritura dopodichè non ha grosse necessità di essere irrigato.

A questo punto non resta che aspettare la crescita dello splendido fuori ed essere pronti al lavoro successivo.

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